Non si tratta di venire meno agli impegni, ma di essere un'Unione di popoli che sanno vivere in armonia, trovando compromessi per crescere insieme e non imporre ritmi e misure che alcuni possono permettersi ed altri no, condannandoli alla miseria.
La maggior parte della stampa e delle televisioni sta accuratamente dipingendo in modo parziale e distorto la situazione in Grecia. Fanno passare il paese come una massa di fannulloni, di persone che si è presa 'i soldi dell'Europa' senza fare nulla, che non hanno fatto niente di quello che la Troika ha chiesto in questi anni. Possiamo chiamarla anche 'offensiva mediatica', il cui fine è creare terra bruciata attorno alla Grecia nel resto d'Europa (e del mondo) e di far credere al popolo greco, enfatizzando gli esiti semi-apocalittici di una 'rottura' con l'Europa, che la colpa sia del loro attuale governo e del fatto che non sta portando a casa le riforme. Riforme che costeranno caro sulla pelle dei greci, e che già le stanno pagando. I pesantissimi 'tagli' e le misure imposte dalla Troika impediscono di fatto la ripresa delle attività economiche medio-piccole, che includono, come in tutti i paesi, la maggior parte della forza lavoro. E' disgustoso come, pur di forzare la mano in Grecia e spodestare un governo comunque legittimamente eletto, tutto il continente si prodighi a demonizzarne la politica e perfino i suoi membri, a raccontare a noi che i greci sono fannulloni e ai greci che il loro governo è solo capriccioso mentre tutte le sue proposte, o quasi, sono state rifiutate non perché 'impraticabili'...ma perché vanno contro il mantra liberista che pretende di rilanciare l'economia (in tempo di crisi), tagliando servizi e spesa pubblica, stipendi e pensioni, riducendo il potere di acquisto dei cittadini. Vari premi Nobel per l'economia si sono espressi ampiamente contro le politiche di Austerità in tempi di crisi. Si riesce a mettere da parte, insomma, quando c'è abbondanza, quando si ha il necessario per vivere dignitosamente e si può mettere da parte ciò che avanza, ciò che c'è 'in più'. Quando non si ha abbastanza per mangiare un mese, come si può 'risparmiare'?
Le responsabilità dei passati governi greci non possono essere dimenticate: mancata lotta all'evasione, proliferazione forsennata degli impieghi pubblici, sistema pensionistico squilibrato, esenzione dalle tasse per i grandi armatori e altri grandi gruppi industriali. Tante spese e poche entrate. La Troika (Unione Europea, BCE e FMI), guarda caso, hanno avanzato richieste sui servizi sociali (pensioni, stipendi) ma non sui grandi profitti, sull'evasione, su altre 'voci di spesa' egualmente - se non più, in assoluto - esose. Perché la Troika ragiona in termini liberisti per cui bisogna 'alleggerire i privati' e ridurre la spesa sociale. Peccato che non tutti i privati sono uguali. Il 'privato' dipendente pubblico non è uguale al 'privato' grande imprenditore che ha introiti enormemente maggiori.
Chi colpiscono, queste misure? La massa delle persone e non certo i settori privilegiati (grandi industrie e multinazionali e le banche che hanno contribuito alla presente crisi). Ci raccontano che per uscire dalla crisi c'è una sola formula, fatta di tagli sociali e senza toccare i grandi capitali che coi loro giochi 'd'azzardo' hanno innescato la crisi. Non è un caso, infatti, che queste misure arrivino dalle banche (Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) o dalle economie già forti della zona Euro (Germania in primis) che, violando i trattati europei sulla limitazione dell'export fuori dalla zona euro per non creare concorrenze e dislivelli eccessivi ALL'INTERNO dell'Europa, sono invece cresciuti in maniera molto più grande, lasciando particolarmente indietro altri paesi il cui dislivello, ora, 'obbliga' a colmare l'abisso riducendo debiti e deficit non tanto CRESCENDO ma tagliando le spese. Questa politica ANTI-SOCIALE e ANTI-SOLIDALE dell'Europa non può continuare. Continuerà, sicuramente, ma creerà sempre più divisioni, scetticismi, riaccenderà i nazionalismi ed acuirà gli egoismi. Qui non di tratta di venir meno a degli impegni presi. Si tratta di capire: 1) se questi impegni giovano realmente alla popolazione, al lavoro, alla possibilità di migliorare le condizioni economiche (e non a ripagare i buchi delle banche e degli azionisti che li hanno creati col loro gioco d'azzardo) e 2) mettere un popolo, un paese nelle condizioni di ripagare quel debito.
Se un paese non può, entro un certo tempo, ripagare quel debito, cosa succede? Lo invadiamo? Se finisce il denaro, cominciamo a chiedergli letteralmente il sangue?
Un po' come Shylock ne "Il Mercante di Venezia" di William Shakespeare, che quando Antonio non può restituirgli il prestito, comincia a chiedergli una libbra della sua carne. E' questo, l'Europa? I popoli d'Europa devono STRISCIARE PER TERRA, mangiare fango e sputare letteralmente sangue per restare nel 'club'?
La metafora di Shylock ci sembra quanto mai appropriata, anche ribaltandola. Ora l'Europa è Shylock, assetato di denaro. Ma Shylock è anche la Grecia, una Grecia che rigetta l'ipocrisia europea che dice di non voler 'buttare sul lastrico la Grecia'. Dice di non volerla affossare.
Allora concludiamo con le parole di Shylock, che forse ci aiuteranno a capire che la violenza non è solo nell'atto apertamente violento, ma è anche frutto di azioni apparentemente non violente:
"Nay, take my life and all. Pardon not that.
You take my house when you do take the prop
That doth sustain my house. You take my life
When you do take the means whereby I live."
"No, prendetevi pure la mia vita e tutto il resto. Non abbiate pietà.
VOI MI TOGLIETE LA CASA QUANDO VI PRENDETE I SOSTEGNI
CHE LA SOSTENGONO. VOI MI TOGLIETE LA VITA
QUANDO VI PRENDETE I MEZZI CON CUI VIVO".
- Collettivo Studenti Lingue
La maggior parte della stampa e delle televisioni sta accuratamente dipingendo in modo parziale e distorto la situazione in Grecia. Fanno passare il paese come una massa di fannulloni, di persone che si è presa 'i soldi dell'Europa' senza fare nulla, che non hanno fatto niente di quello che la Troika ha chiesto in questi anni. Possiamo chiamarla anche 'offensiva mediatica', il cui fine è creare terra bruciata attorno alla Grecia nel resto d'Europa (e del mondo) e di far credere al popolo greco, enfatizzando gli esiti semi-apocalittici di una 'rottura' con l'Europa, che la colpa sia del loro attuale governo e del fatto che non sta portando a casa le riforme. Riforme che costeranno caro sulla pelle dei greci, e che già le stanno pagando. I pesantissimi 'tagli' e le misure imposte dalla Troika impediscono di fatto la ripresa delle attività economiche medio-piccole, che includono, come in tutti i paesi, la maggior parte della forza lavoro. E' disgustoso come, pur di forzare la mano in Grecia e spodestare un governo comunque legittimamente eletto, tutto il continente si prodighi a demonizzarne la politica e perfino i suoi membri, a raccontare a noi che i greci sono fannulloni e ai greci che il loro governo è solo capriccioso mentre tutte le sue proposte, o quasi, sono state rifiutate non perché 'impraticabili'...ma perché vanno contro il mantra liberista che pretende di rilanciare l'economia (in tempo di crisi), tagliando servizi e spesa pubblica, stipendi e pensioni, riducendo il potere di acquisto dei cittadini. Vari premi Nobel per l'economia si sono espressi ampiamente contro le politiche di Austerità in tempi di crisi. Si riesce a mettere da parte, insomma, quando c'è abbondanza, quando si ha il necessario per vivere dignitosamente e si può mettere da parte ciò che avanza, ciò che c'è 'in più'. Quando non si ha abbastanza per mangiare un mese, come si può 'risparmiare'?
Le responsabilità dei passati governi greci non possono essere dimenticate: mancata lotta all'evasione, proliferazione forsennata degli impieghi pubblici, sistema pensionistico squilibrato, esenzione dalle tasse per i grandi armatori e altri grandi gruppi industriali. Tante spese e poche entrate. La Troika (Unione Europea, BCE e FMI), guarda caso, hanno avanzato richieste sui servizi sociali (pensioni, stipendi) ma non sui grandi profitti, sull'evasione, su altre 'voci di spesa' egualmente - se non più, in assoluto - esose. Perché la Troika ragiona in termini liberisti per cui bisogna 'alleggerire i privati' e ridurre la spesa sociale. Peccato che non tutti i privati sono uguali. Il 'privato' dipendente pubblico non è uguale al 'privato' grande imprenditore che ha introiti enormemente maggiori.
Chi colpiscono, queste misure? La massa delle persone e non certo i settori privilegiati (grandi industrie e multinazionali e le banche che hanno contribuito alla presente crisi). Ci raccontano che per uscire dalla crisi c'è una sola formula, fatta di tagli sociali e senza toccare i grandi capitali che coi loro giochi 'd'azzardo' hanno innescato la crisi. Non è un caso, infatti, che queste misure arrivino dalle banche (Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) o dalle economie già forti della zona Euro (Germania in primis) che, violando i trattati europei sulla limitazione dell'export fuori dalla zona euro per non creare concorrenze e dislivelli eccessivi ALL'INTERNO dell'Europa, sono invece cresciuti in maniera molto più grande, lasciando particolarmente indietro altri paesi il cui dislivello, ora, 'obbliga' a colmare l'abisso riducendo debiti e deficit non tanto CRESCENDO ma tagliando le spese. Questa politica ANTI-SOCIALE e ANTI-SOLIDALE dell'Europa non può continuare. Continuerà, sicuramente, ma creerà sempre più divisioni, scetticismi, riaccenderà i nazionalismi ed acuirà gli egoismi. Qui non di tratta di venir meno a degli impegni presi. Si tratta di capire: 1) se questi impegni giovano realmente alla popolazione, al lavoro, alla possibilità di migliorare le condizioni economiche (e non a ripagare i buchi delle banche e degli azionisti che li hanno creati col loro gioco d'azzardo) e 2) mettere un popolo, un paese nelle condizioni di ripagare quel debito.
Se un paese non può, entro un certo tempo, ripagare quel debito, cosa succede? Lo invadiamo? Se finisce il denaro, cominciamo a chiedergli letteralmente il sangue?
Un po' come Shylock ne "Il Mercante di Venezia" di William Shakespeare, che quando Antonio non può restituirgli il prestito, comincia a chiedergli una libbra della sua carne. E' questo, l'Europa? I popoli d'Europa devono STRISCIARE PER TERRA, mangiare fango e sputare letteralmente sangue per restare nel 'club'?
La metafora di Shylock ci sembra quanto mai appropriata, anche ribaltandola. Ora l'Europa è Shylock, assetato di denaro. Ma Shylock è anche la Grecia, una Grecia che rigetta l'ipocrisia europea che dice di non voler 'buttare sul lastrico la Grecia'. Dice di non volerla affossare.
Allora concludiamo con le parole di Shylock, che forse ci aiuteranno a capire che la violenza non è solo nell'atto apertamente violento, ma è anche frutto di azioni apparentemente non violente:
"Nay, take my life and all. Pardon not that.
You take my house when you do take the prop
That doth sustain my house. You take my life
When you do take the means whereby I live."
"No, prendetevi pure la mia vita e tutto il resto. Non abbiate pietà.
VOI MI TOGLIETE LA CASA QUANDO VI PRENDETE I SOSTEGNI
CHE LA SOSTENGONO. VOI MI TOGLIETE LA VITA
QUANDO VI PRENDETE I MEZZI CON CUI VIVO".
- Collettivo Studenti Lingue
